Le immagini della fantasia

27 Marzo 2019
Mostra

Un luogo sacro per noi illustratori è senza ombra di dubbio Sarmede, un punto di congiunzione tra la pianura e la montagna, dove l’immaginazione si fa concreta, profuma di carta, sogni e aria pura. Nel cuore di questo paesino, nel quale si potrebbe intravedere Corto Maltese che passeggia e chiacchiera con il Piccolo Principe e il Mazzariol, ogni anno giungono le eccellenze dell’illustrazione da diverse parti del mondo, bambini di tutte le età e dimensioni, devoti amanti dell’illustrazione e sospiranti illustratori in cerca di ispirazione, come me. Per riassumere il tutto in quattro parole: Le immagini della fantasia. Con mia profonda vergogna devo confessare che l’ultima volta che sono stata a Sarmede ero bambina, ma devo dire che questo lungo lasco di tempo ha avuto i suoi vantaggi: la meraviglia nel riscoprire il paese affrescato dal leggendario Štěpán Zavřel e nel visitare per la prima volta il nuovo palazzo creato appositamente per ospitare la mostra internazionale d’illustrazione. Dalla Persia all’Iran, Mille e una fiaba raccoglie una notevole varietà di stili, tecniche e soggetti volti a creare un legame tra l’Iran contemporaneo, paese ospite di quest’anno, e l’antica Persia. L’illustrazione è parte del DNA degli iraniani, lo testimoniano i ritrovamenti di testi miniati di diecimila anni fa (come viene riportato sulle pareti dell’esposizione), ed è costituita dalla stessa armonia di segni, arabeschi, intrecci e colori che sta alla base dei celebri tappeti persiani edelle decorazioni su maiolica.

Illustrazione di Jozef Wilkon, da Pan Tadeusz

Attraverso questo delicato equilibrio il miniaturista ricercava la perfezione curando ogni minimo dettaglio, con lo scopo di raccontare storie, pervase di fede e folklore popolare. Tutto ciò è chiaramente leggibile nelle opere in mostra, raccontato con un linguaggio contemporaneo che nulla toglie all’antica magia della Persia e alla meticolosa devozione del particolare. Le illustrazioni (mi hanno colpito in maniera particolare le raffinate opere digitali di Pejmān Rahimizādeh e gli equilibri cromatici di Alirezā Goldouziān), inoltre, sono vegliate dagli affascinanti e curiosi guardiani di cartapesta di Hajar Salimi, coperti da antichi simboli, quasi fossero dei manoscritti zoomorfi o dei cantastorie pietrificati. Anche Zavřel è stato ammaliato dall’Iran, infatti al piano superiore della mostra si può ammirare tutto l’influsso dell’arte persiana nella sua produzione artistica grazie all’illustrazione tratta dal libro Ritorno di Ario, da Ciro il Grande a Ciro il Piccolo. Sempre allo stesso piano si possono ammirare le opere dell’ospite d’onore di questa edizione, Józef Wilkoń, che ha lasciato, come Zavřel, un’indelebile traccia a Sarmede (è d’obbligo visitare l’atrio del comune per ammirare i suoi affreschi e le sue favolose lampade-coccodrillo) e nel cuore di grandi e piccini. Proprio come nella sezione dedicata all’Iran,sono state fatte dialogare le sculture di Wilkoń, nervose e divertenti, raffiguranti Don Chisciotte, Sancho Panza e altri animaletti amorevolmente sgangherati, con i suoi ampi e particolareggiati acquerelli. Il caso è il punto di partenza di molte delle sue opere e dopo lunghi anni di sperimentazione, l’illustratore-scultore è riuscito a raggiungere un proprio equilibrio,mantenendo ugualmente quella freschezza e spontaneità che ricorda Polonia, la sua terra d’origine.

Illustrazione di Maria Orzes

Nella stanza di Zooillogicosi può ammirare il legame tra illustrazioni e installazione portato all’ennesima potenza: si devono liberare dei libri da delle gabbie e la nostra immaginazione dai limiti del nostro punto di vista. Infine si ha la possibilità di vedere un panorama mozzafiato: quello degli illustratori e libri dal mondo, che ospita tavole di tutti i tipi e tecniche, per l’infanzia e per gli adulti, dall’inquietudine surreale del grande Gerard DuBois e di Moonassi fino alla dolcezza cromatica di Eric Puybaret e Paolo Domeniconi, passando per la poesia silente di Marina Marcolin, Lorenzo Sangiò, Kaatje Vermeire e Jungho Lee. Prima di lasciare la mostra consiglio di sbirciare gli scorci di Sarmede fuori da ogni vetrata e finestra, anche se si è sazi delle meraviglie appena viste; il passo successivo è salire in sella alla propria macchina (o tappeto volante), recarsi a Grumolo, frazione poco sopra Sarmede, e fermarsi ad ammirare il panorama che si apre dalla piazza del paese. Quando ho terminato la visita della mostra, ho avuto la fortuna di arrivare giusta in tempo a Grumolo per contemplare un tramonto limpido e glaciale, e ho compreso perché Zavřel abbia donato il proprio cuore e la propria magia a quei luoghi a metà tra la pianura e i monti.

Arianna Marconato